Ieri riflettevo sul legame tra web radio e mobile web. E cioè che in fase di design, ogni web radio che si rispetti non può prescindere da uno standard ottimizzato anche per il mobile web (Mobile Web Best Practices).

Il caso ha voluto che un altro radioappassionato, Roberto, mi parlasse proprio ieri della sua esperienza con la mobile radio web! In un commento su questo blog mi ha segnalato un suo articolo dove racconta la sua esperienza con la web radio attraverso un dispositivo palmare (Treo 650) al quale ha dovuto aggiungere un componente software (Pocket Tunes) per poter ricevere le emittenti online. Si legge nell’articolo: “Pocket Tunes ha rappresentato per me la concretizzazione di quanto - dall’avvento delle radio in streaming nella Rete - avevo ipotizzato, e cioé l’arrivo di dispositivi piccoli ed economici, simili alle radioline tascabili AM-FM, che potessero con facilità “sintonizzarsi” sulle già numerose emittenti online”.

Saluto Roberto e lo ringrazio per questo contributo! Presumo che questa tecnologia si svilupperà, non fosse altro perché la radio si è sviluppata soprattutto sotto forma di dispositivo portatile…

A confermare questa tendenza, un’altro interessantissimo articolo sul blog Radiopassioni. Andrea, l’autore del blog, sostiene quanto segue: “Sono sempre più convinto che l’unica vera piattaforma per lo sviluppo di un mercato dei terminali per la radio digitale sia il telefonino. Niente impedisce di pensare a una futura evoluzione di accessori come Radio Remote in direzione di una ricezione a larghissima banda, con conversione diretta di modulazioni analogici e digitali su spettri di frequenza molto diversificati (ricordate l’approccio di Mirics con il suo RF tuner “universale” multistandard?). Dal punto di vista della capacità elaborativa, ormai gli smartphone si stanno avvicinando a grandi passi alla piattaforma pc e l’unico vero ostacolo a quel punto sarebbe solo la capacità delle batterie”. L’articolo contiene anche alcune utili news sul iPhone 3G della Apple che sarebbe compatibile con la ricezione dell’FM attraverso un accessorio oggi disponibile per iPod, il Radio Remote.

Osservazioni utilissime per la mia ricerca…! :-)

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Questa domanda me la pongo spesso… Io sono anche “musicista”, o meglio “cantante”, o meglio ancora… pur non avendo mai studiato musica, e tanto meno canto, mi esibisco con una simpatica band nelle piazze, nei locali, in TV e in vari centri sociali della penisola. Diciamo che sono un frontman. Ho l’onore e l’onore di catalizzare l’attenzione del pubblico per circa due ore di spettacolo. Non vorrei peccare di modestia, ma il progetto musicale con la mia band va a gonfie vele! Mi è capitato di chiedermi da cosa derivasse la simpatia e l’affetto che il pubblico prova per la nostra band. Sono le competenze tecniche/musicali o i contenuti e le forme della performance?

Non intendo approfondire il mio discorso sul lavoro dell’artista. Intendo riflettere su quali debbano essere le qualità che un comunicatore, una radio, una trasmissione, un podcast… un media deve avere per riuscire a persuadere il proprio ascoltatore.

Rispondo a questo quesito dicendo che le competenze sono molto utili ma la creatività è vitale.

Oggi, con una conoscenza minima delle tecniche e della tecnologia si può accedere a un numero infinito di risorse. Mentre cinquanta anni fa, per fare la radio bisognava conoscere l’elettronica e il funzionamento delle onde elettromagnetiche, oggi basta saper accendere il computer e navigare su internet. La differenza, rispetto a cinquanta anni fa, sta nel fatto che per saper accendere il computer e navigare su internet non serve una qualifica tecnica e tanto meno una laurea! Ovviamente è tutto merito del user centered design: il passaggio dal linguaggio macchina (DOS, HTML…) alle interfacce-utente (desktop, blog publishing applications…).

Ebbene, tutta questa dissertazione perché ho letto un simpatico e stimolante articolo sul blog di iradiati.wordpress.com: Linguaggio radiofonico per pupazzi/12 – La radio di flusso. L’articolo ci spiega – con ironia – come sia tutto sommato semplice progettare e gestire una radio. Per una web radio le cose sono mille volte più semplici! Morale della favola: oggi la sfida si gioca sul piano dei contenuti!

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Oggi ho avuto una bella sorpresa. Ho aperto il mio feeder Google Reader per vedere quali nuovi e interessanti articoli fossero stati pubblicati sulla rete… e guarda un po’… leggo un articolo che recita così “Il fenomeno della Web Radio visto (e analizzato) da Diego”. – Ma!? – mi son detto – Che coincidenza! Stai a vedere che c’è un altro Diego che si occupa di web radio sul suo blog”… – Apro l’articolo e scopro che quel Diego ero io!! Lì per lì mi sono un po’ montato la testa… Ora ho somatizzato.

Ringrazio Andrea, l’autore del blog Radiopassioni, che trovate nel mio blogroll e che io apprezzo e stimo!

Bene… vi rimando alla sua recensione: http://radiolawendel.blogspot.com/2008/10/il-fenomeno-web-radio-visto-e.html

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Questa domanda di ricerca è centrale per comprendere le reali opportunità offerte dallo strumento del podcast.

Ringrazio Hamlet (http://technosoc.blogspot.com/) per avermi indirizzato direttamente su una questione così cruciale: “se si può costruire un modello di business sul podcast, allora il podcast avrà un futuro importante; altrimenti rimarrà sempre materia per pochi che hanno questo hobby”.

A questa domanda è ovvio che non so (ancora) rispondere ma la mia ricerca intende andare in questa direzione. La mia tesi per la specialistica intende proporre una o più soluzioni per l’utilizzo del podcasting nel contesto della web radio. Queste soluzioni non possono prescindere da una valutazione dei benefici che scaturiscono dalla produzione e dalla fruizione del podcasting.

Tuttavia, poiché il podcast aiuta l’utente nella costruzione di percorsi di apprendimento personalizzati, di fruizione e selezione dei contenuti multimediali, credo che questo tipo di tecnologia non può non stimolare nuovi modelli di business.

dd

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